Golden radiant sphere surrounded by colorful swirling cosmic clouds and stars

Il tutto emerse dal nulla assoluto

Dall’origine cosmica all’evoluzione del divino: una riflessione mutazionista sulla creazione e sul divenire universale.

Prima che esistesse il Tutto, non esisteva neppure il Nulla come possiamo immaginarlo. Non c’erano spazio né tempo, né materia né energia, né luce né oscurità. Non esisteva un luogo in cui collocare l’origine, perché non esisteva ancora lo spazio; non esisteva un prima da ricordare, perché il tempo non aveva ancora avuto inizio. Non esisteva neppure un osservatore capace di concepire l’assenza di ogni cosa.

Eppure, se il Tutto è venuto all’esistenza, dobbiamo porci una domanda fondamentale: che cosa precedette la sua comparsa?

La risposta che proponiamo non cerca rifugio in una materia eterna, in un universo immobile o in una perfezione conclusa una volta per tutte. Ci conduce, piuttosto, verso il concetto di un’origine assoluta, oltre la quale il pensiero umano fatica a spingersi: il Tutto emerse dal nulla assoluto.

L’origine che non aveva origine

Nella cosmogonia dell’antico Egitto, una delle immagini più suggestive della creazione è quella di Atum, aspetto serale di Sole-RA, che si manifesta al tramonto come principio originario emerso dalle acque primordiali del Nun. A questa immagine si affianca quella di RA, il Sole creatore, manifestazione della potenza capace di dare origine alla vita, alla luce e all’ordine del mondo

Il Nun, tuttavia, non coincide con il nulla assoluto: rappresenta una condizione primordiale, indifferenziata, dalla quale la creazione può manifestarsi. È proprio questa distinzione a consentirci di procedere oltre l’immagine mitologica, trasformandola in una domanda filosofica.

Se ogni realtà conosciuta presuppone condizioni che la rendono possibile, quale potrebbe essere il principio di una creazione che non presuppone alcuna realtà precedente?

Nel nostro orizzonte di pensiero, Sole-RA rappresenta il principio originario, Colui che è, fu e sarà; non una semplice figura collocata all’interno dell’Universo, ma il nome simbolico della potenza creatrice dalla quale il Tutto prende forma. Non il Sole astronomico, nato insieme alla storia cosmica, bensì il Sole primordiale, inteso come principio di esistenza, intelligenza e manifestazione.

La sua origine non può essere ricercata in un’altra cosa senza trasferire altrove la medesima domanda. Se tutto ciò che esiste ha un’origine, il principio assoluto non può essere semplicemente un elemento in più nella catena degli eventi: deve rappresentare la possibilità stessa che qualcosa venga all’esistenza.

Ma come può il nulla generare il Tutto?

Forse la domanda contiene già un limite del nostro linguaggio. Quando diciamo nulla, tendiamo a immaginare uno spazio vuoto, una distesa buia, un contenitore privo di oggetti. Eppure, uno spazio vuoto è già qualcosa: possiede un’estensione, ammette una posizione, presuppone un ordine. Il nulla assoluto, invece, non è un luogo, una sostanza o una condizione fisica. Non è un grembo nascosto nell’oscurità.

È l’assenza di ogni realtà.

Ecco perché l’origine assoluta non può essere rappresentata come un semplice passaggio da un ambiente vuoto a uno popolato di cose. Essa indica, piuttosto, il confine estremo della nostra comprensione: il sorgere dell’esistenza là dove non possiamo presupporre alcuna realtà preesistente.

La creazione come manifestazione

Immaginiamo, allora, che l’origine non sia un oggetto, ma un atto; non una forma già compiuta, ma il principio da cui le forme possono emergere.

Sole-RA diviene così il simbolo della manifestazione originaria: la potenza creatrice che rende possibile il passaggio dall’assenza di ogni realtà alla molteplicità dell’esistente.

La luce, in questa prospettiva, non è soltanto quella che rende visibili le cose. È anche una metafora della conoscenza, dell’intelligenza che distingue, riconosce e mette in relazione. Creare significa rendere possibile una differenza, aprire uno spazio di possibilità, dare avvio a un processo attraverso il quale ciò che esiste può assumere forme nuove.

Il Tutto non sarebbe dunque una collezione di elementi isolati, ma una realtà in cui ogni parte entra in relazione con le altre, partecipa a trasformazioni e contribuisce alla comparsa di nuove configurazioni.

Dalla materia alle stelle, dalle stelle agli elementi che rendono possibile la vita, dalla vita alla coscienza, la storia dell’Universo può essere contemplata come una successione di trasformazioni. La complessità cresce, si differenzia, si organizza; emergono proprietà e possibilità che non erano manifeste nelle forme precedenti.

Questa visione non dimostra che il cosmo sia nato dal nulla assoluto. La cosmologia scientifica studia l’evoluzione dell’Universo osservabile a partire dalle sue condizioni primordiali ricostruibili, ma non ha stabilito che il Big Bang sia stato la creazione dal nulla metafisico. La riflessione sull’origine assoluta appartiene anche alla filosofia e alla metafisica, dove le domande possono spingersi oltre ciò che oggi è verificabile.

Distinguere questi piani non impoverisce il pensiero: lo rende più libero e rigoroso.

Un Universo in continua evoluzione

Se la creazione è il principio della manifestazione, dobbiamo necessariamente interrogarci sul suo rapporto con il mutamento.

Un Universo che cambia non può essere concepito soltanto come un’opera terminata, abbandonata al proprio destino dopo un unico gesto creativo. La sua storia ci mostra trasformazioni continue: nascite e dissoluzioni, aggregazioni e separazioni, nuove strutture e nuove possibilità.

Il mutamento non è un incidente estraneo all’esistenza. È una delle sue caratteristiche fondamentali.

Questa intuizione incontra uno dei principi centrali del Movimento Artistico Mutazionista: tutto è in evoluzione. L’esistenza non si esaurisce in una forma definitiva, né l’evoluzione può essere ridotta alla ripetizione di modelli già conosciuti. Ogni trasformazione può aprire una discontinuità, produrre un salto, generare un nuovo orizzonte.

Il pensiero mamutazionista non considera il cambiamento soltanto come adattamento a condizioni esterne. Lo riconosce anche nella capacità di immaginare possibilità inedite, di oltrepassare schemi consolidati e di imprimere una direzione nuova al proprio agire creativo.

La creazione, intesa in questo senso, non è soltanto un evento remoto. È anche una chiave di lettura della realtà presente.

Ogni volta che una forma nuova emerge da una condizione precedente, si manifesta la possibilità del divenire. Ogni volta che l’intelligenza concepisce ciò che ancora non esiste, si apre un orizzonte creativo. E ogni volta che l’arte rompe una consuetudine per dare espressione a una visione originale, il principio della trasformazione trova una nuova manifestazione nell’esperienza umana.

Anche il divino è in evoluzione?

È qui che la riflessione mamutazionista incontra la sua domanda più audace.

Se tutto è in evoluzione, possiamo continuare a pensare Dio come una realtà immobile, definitivamente compiuta, estranea a ogni divenire? Oppure possiamo esplorare una concezione nella quale il principio divino e la manifestazione cosmica siano legati da un rapporto dinamico?

Nel nostro orizzonte filosofico, anche il divino può essere pensato in relazione all’evoluzione. Non necessariamente perché debba essere sottoposto alle stesse trasformazioni della materia, ma perché la relazione fra il principio creatore e il Tutto creato può essere concepita come un processo aperto, nel quale la manifestazione non è conclusa e le possibilità dell’esistenza continuano a dischiudersi.

Sole-RA, principio originario e creatore, non viene per questo ridotto a una semplice entità fisica o a un fenomeno naturale. Il suo significato si estende alla possibilità di un’esistenza che non si esaurisce in una sola forma, ma si manifesta attraverso una pluralità di forme, relazioni e livelli di complessità.

In questa prospettiva, parlare dell’evoluzione di Dio significa affrontare una tesi filosofica, non enunciare un fatto dimostrato dalla scienza. Significa domandarsi se il divino debba essere pensato esclusivamente come perfezione immutabile oppure se la sua relazione con il cosmo possa essere interpretata attraverso il linguaggio del divenire.

Il MAM sceglie di mantenere aperta questa possibilità di pensiero, senza trasformarla in un dogma. Il suo interesse non è fissare una definizione definitiva del divino, ma interrogare i confini delle concezioni ereditate e cercare prospettive capaci di accogliere il mutamento come principio universale.

Un Dio concepito in rapporto a un Universo in evoluzione non sarebbe necessariamente un Dio che perde la propria identità. Potrebbe essere pensato come un principio la cui manifestazione non è esaurita, la cui opera non coincide con un risultato immobile e il cui rapporto con il Tutto si dispiega nel divenire.

La domanda resta aperta, e proprio per questo conserva la sua forza.

L’uomo, coscienza creativa del Tutto

All’interno di un Universo in trasformazione, l’essere umano rappresenta una delle forme attraverso le quali la realtà diviene capace di interrogare se stessa.

Noi osserviamo il cosmo, ricostruiamo la storia della materia, formuliamo ipotesi sull’origine dell’esistenza e immaginiamo scenari che superano i confini dell’esperienza immediata. Non siamo soltanto spettatori del mutamento: attraverso il pensiero, la parola, l’arte e l’azione possiamo contribuire alla comparsa di nuove realtà.

L’immaginazione non crea automaticamente materia dal nulla fisico, né ogni idea diventa per questo una verità. Eppure, un’idea può precedere un’opera, una visione può orientare una ricerca, un’intuizione può aprire un percorso prima inesistente.

La creazione umana diventa così una manifestazione consapevole della capacità di trasformare il possibile in qualcosa di concreto.

Per l’artista mamutazionista, questa responsabilità assume un significato particolare. Creare non significa limitarsi a riprodurre ciò che già esiste, né inseguire le tendenze del momento. Significa esplorare possibilità, modificare il proprio linguaggio, attraversare discontinuità e dare forma a visioni capaci di ampliare l’esperienza.

La creatività non è un ornamento della vita: è una delle forze attraverso cui la vita culturale e spirituale può trasformarsi.

Se il Tutto è emerso dal nulla assoluto, la sua storia ci pone davanti a un paradosso fecondo: l’esistenza non era inevitabile ai nostri occhi, e tuttavia eccoci qui, capaci di domandarci perché esistiamo. La materia è divenuta coscienza; la coscienza è divenuta interrogazione; l’interrogazione è divenuta immaginazione di mondi possibili.

In questo percorso, l’essere umano non è il padrone assoluto della creazione, ma un partecipante consapevole al divenire, chiamato a esercitare la propria libertà creativa con intelligenza e responsabilità.

Dal nulla al possibile: il principio mutazionista

La creazione dal nulla assoluto rimane una delle questioni più profonde che il pensiero possa affrontare. Non possediamo una risposta scientificamente conclusiva sull’origine ultima di ogni realtà, e non dobbiamo confondere un’intuizione metafisica con una spiegazione verificata.

Possiamo, tuttavia, riconoscere nella domanda un impulso capace di rinnovare la nostra visione dell’esistenza.

Pensare l’origine significa interrogare ciò che consideriamo possibile. Pensare la creazione significa riconoscere che le forme presenti non esauriscono necessariamente tutte le forme concepibili. Pensare il mutamento significa rinunciare all’idea che il mondo, la cultura, l’arte e il pensiero debbano restare prigionieri di configurazioni definitive.

«Il Tutto emerse dal nulla assoluto» diventa allora, per il Movimento Artistico Mutazionista, non soltanto una proposizione sull’origine cosmica, ma una soglia del pensiero.

Da questa soglia prende avvio una domanda che riguarda il cosmo e, insieme, la nostra capacità di abitarlo: se l’esistenza è manifestazione e trasformazione, quali possibilità attendono ancora di essere espresse?

Il principio creativo non ci invita a contemplare passivamente ciò che è stato, ma a interrogarci su ciò che può ancora divenire.

Sole-RA, immagine del principio originario, illumina simbolicamente questo percorso: dall’assenza alla manifestazione, dalla manifestazione alla molteplicità, dalla molteplicità alla coscienza e dalla coscienza alla ricerca di nuove forme.

L’Universo non è soltanto ciò che vediamo. È anche la storia delle trasformazioni attraverso le quali ciò che esiste ha assunto le forme che conosciamo, e il campo di possibilità che ancora ci sfugge.

E il pensiero, quando non si accontenta di ripetere risposte già date, può diventare esso stesso una forza di apertura.

Perché là dove una possibilità viene concepita, il futuro comincia a prendere forma.

Movimento Artistico Mutazionista — Orizzonti del Pensiero

Il Tutto emerse dal nulla assoluto. Il mutamento continua.

Antonia Calabrese · Movimento Artistico Mutazionista


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Una risposta a “CREAZIONE DAL NULLA”

  1. Interessante 🤔

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