“Accetta la teoria dell’evoluzione attraverso selezione naturale applicandola nel campo delle arti con la constatazione che ciò che non ha speciali caratteristiche che determinino un cambiamento rispetto al passato viene col tempo dimenticato;” (art. 10 del Manifesto MAM).
Tra i principi accolti dal Movimento Artistico Mutazionista vi è quello della teoria dell’evoluzione attraverso la selezione naturale, reinterpretato e applicato al particolare ambito delle arti.
Naturalmente, l’arte non è un sistema biologico e le opere non si riproducono secondo i meccanismi propri degli organismi viventi. Il riferimento alla selezione naturale costituisce per il Mamutazionismo un modello interpretativo: nel corso del tempo, alcune forme artistiche continuano a essere riconosciute, riprese e trasformate, mentre altre vengono progressivamente dimenticate.
L’arte cambia perché cambia il mondo
Nessuna forma artistica esiste al di fuori del proprio tempo.
Un’opera nasce all’interno di un determinato contesto storico, culturale e sociale. Risponde alle domande della propria epoca, utilizza i linguaggi disponibili e dialoga con le forme artistiche che la precedono.
Quando il contesto cambia, anche le forme espressive possono entrare in crisi.
Alcune riescono a trasformarsi e a generare nuove possibilità; altre rimangono legate al proprio contesto originario e, con il trascorrere delle generazioni, perdono la loro capacità di parlare al presente.
È in questo processo che il MAM individua una sorta di selezione culturale delle forme artistiche.
Ciò che non muta rischia di essere dimenticato
Uno dei principi espressi dal Manifesto del Movimento Artistico Mutazionista è che ciò che non possiede caratteristiche capaci di determinare un cambiamento rispetto al passato può essere, col tempo, dimenticato.
Non significa che ogni opera debba essere necessariamente rivoluzionaria o che ogni innovazione sia destinata al successo.
Significa piuttosto che la semplice ripetizione di forme già esistenti non garantisce la loro permanenza nella memoria culturale.
Un linguaggio artistico può essere ripetuto per anni, ma se non riesce a stabilire un rapporto significativo con una realtà in trasformazione, può progressivamente perdere la propria forza propulsiva.
Il nuovo, invece, introduce una possibilità diversa.
La differenza come forza evolutiva
Per il Mamutazionismo, la differenza costituisce uno degli elementi essenziali dell’evoluzione artistica.
Un’opera può introdurre una nuova tecnica, una nuova struttura narrativa, una diversa concezione dell’immagine, una contaminazione tra linguaggi oppure una prospettiva inedita sulla realtà.
Non tutte queste differenze saranno accolte.
Non tutte avranno successo.
Non tutte entreranno nella storia dell’arte.
Ma senza la comparsa della differenza non esisterebbe alcuna possibilità di trasformazione.
L’artista, quindi, non è necessariamente colui che rompe con tutto ciò che esiste, ma colui che può introdurre una variazione significativa all’interno di ciò che esiste.
La memoria selettiva della cultura
La storia della cultura è anche una storia di sopravvivenze e di dimenticanze.
Molte opere, idee e linguaggi prodotti nel passato sono scomparsi dalla memoria collettiva. Altri sono rimasti, sono stati recuperati, reinterpretati e hanno continuato a influenzare generazioni successive.
La permanenza di un’opera nel tempo non dipende esclusivamente dal suo valore estetico. Entrano in gioco fattori storici, culturali, sociali e interpretativi.
Il principio mutazionista invita quindi a osservare l’arte non come un museo immobile, ma come un processo dinamico di trasformazione, selezione e trasmissione culturale.
Il ruolo dell’artista mamutazionista
L’artista mamutazionista non ha l’obbligo di essere continuamente originale a ogni costo. Ha, piuttosto, la libertà di interrogare ciò che esiste e di chiedersi se sia ancora sufficiente per esprimere il presente.
Quando una forma non basta più, può essere modificata.
Quando un linguaggio appare esaurito, può essere contaminato.
Quando una consuetudine limita la creatività, può essere superata.
È questo il senso con cui il Movimento Artistico Mutazionista accoglie il concetto di selezione naturale: non come una legge biologica applicata letteralmente all’arte, ma come metafora evolutiva della sopravvivenza delle forme culturali capaci di trasformarsi e di generare nuove possibilità.
L’arte, in questa prospettiva, non sopravvive semplicemente perché conserva il passato.
Sopravvive perché sa mutare.


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