Art. 11 del Manifesto del Movimento Artistico Mutazionista: Contro la Riduzione dell’Uomo

Premessa militante

L’Articolo 11 del Manifesto del Movimento Artistico Mutazionista è una dichiarazione di guerra culturale. Guerra contro il pensiero riduzionista, contro la degradazione dell’essere umano a semplice accidente biologico, contro l’idea che l’uomo sia soltanto una bestia più efficiente o una macchina imperfetta.

Il Mamutazionismo si schiera apertamente: l’uomo non è un errore dell’evoluzione, ma una presenza necessaria, portatrice di intelligenza, forma, volontà e destino.

Darwin accettato, Darwin superato

Il Movimento Artistico Mutazionista accetta la teoria di Charles Robert Darwin esclusivamente nella misura in cui essa introduce il concetto di antenato comune, riconoscendo l’unità originaria della vita.

Ma qui avviene la frattura.

Il Mamutazionismo rifiuta con decisione, forza e lucidità l’interpretazione secondo cui tale antenato possa essere stato una specie diversa dall’uomo. Questa interpretazione è giudicata insufficiente, povera, ideologicamente limitante.

Ridurre l’uomo a un derivato animale significa amputare la sua storia simbolica, cancellare la sua verticalità, negare la sua vocazione creatrice.

L’uomo come prova vivente della propria origine divina

Non servono laboratori per dimostrarlo.
L’uomo è la prova di sé stesso.

  • L’intelligenza che progetta
  • L’arte che sfida il tempo
  • L’industriosità che trasforma il mondo
  • Il pensiero che interroga l’infinito

Queste non sono funzioni adattive: sono segni di stirpe.

Secondo il Manifesto Mamutazionista, l’essere umano è stirpe degli dèi, erede di una forza creatrice che nessun darwinismo riduttivo potrà mai spiegare né contenere.

Il divino, nel Mamutazionismo, non è dogma religioso ma origine simbolica, principio attivo, energia generatrice.

Contro il riduzionismo biologico e tecnocratico

L’Art. 11 si oppone frontalmente a due nemici principali:

  • il biologismo, che vede l’uomo come animale ottimizzato
  • il tecnocratismo, che lo riduce a ingranaggio o algoritmo

L’uomo mamutazionista non accetta queste gabbie concettuali.

Egli è mutazione cosciente, essere verticale, portatore di una memoria alta che chiede di essere ricordata, riaffermata, combattuta.

L’arte come atto di insubordinazione ontologica

Nel Movimento Artistico Mutazionista, l’arte non è decorazione, ma atto di insubordinazione.

Creare significa ribellarsi all’idea che l’uomo sia soltanto materia.
Creare significa dimostrare l’origine divina attraverso la forma.

Ogni opera è una ferita inferta al pensiero riduttivo, una dichiarazione di superiorità del simbolo sulla funzione, dello spirito sulla statistica.

Funzione politica e culturale dell’Art. 11

All’interno del Manifesto, l’Articolo 11:

  • restituisce all’artista una funzione sovversiva
  • riafferma la sacralità dell’atto creativo
  • smaschera la povertà spirituale del pensiero dominante

Il Mamutazionismo non chiede consenso.
Afferma.

Non propone compromessi.
Dichiara.

Conclusione: l’uomo non discende dalla bestia

L’Art. 11 del Manifesto del Movimento Artistico Mamutazionista proclama una verità non negoziabile:

L’uomo non discende dalla bestia.
L’uomo discende dagli dèi.

Accettare l’antenato comune è riconoscere l’unità della vita.
Rifiutare l’origine animale dell’uomo è difendere la sua dignità ontologica.

Nel Mamutazionismo, l’uomo muta non per adattarsi, ma per ricordare chi è: creato a somiglianza del suo Creatore, Colui che è, che sempre fu e che sempre sarà (RA).

E Sole-RA non conosce postura di sottomissione, e così i suoi figli: essi non si piegano né alle false teorie, né alla falsa scienza, né agli idoli, alla bestia o alla macchina.


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